
AMPLIFICHIAMO IDEE, VALORIZZIAMO CONNESSIONI.
PENSIERO21 – VISIONI TECNICHE, IDEE, INNOVAZIONE E CULTURA PER IL FUTURO
Fine 2025: uno sguardo consapevole verso il futuro
Luca Rollino – CEO di XORI Group
Il 2025 si sta per chiudere ed è tempo di capire cosa ci ha lasciato.
Personalmente, lo ricorderò come l’anno in cui l’intelligenza artificiale è entrata di prepotenza sulla scena economica mondiale. Non che se ne sia parlato per la prima volta nel 2025: si tratta di una tecnologia ben nota, ma nel 2025 se ne sono realmente comprese le potenzialità applicative in tutti gli ambiti, con effetti economici diretti (la riduzione dei costi per l’HR in ambiti replicabili e standardizzabili) ed indiretti (la cavalcata in Borsa di Nvidia, ad esempio).
Ad onore del vero, è una tecnologia ancora acerba, estremamente migliorabile, che dovrà poi essere contestualizzata ed adattata ai propri scopi. Si tratta di una tecnologia fortemente “disruptive”, ma sempre assimilabile all’autobus secondo la nota metafora di Renzo Piano: «La tecnologia è come un autobus: serve per andare da qualche parte, ma non puoi passare la vita intera sull’autobus».
Serve e servirà sempre un’intelligenza umana che la tecnologia la produca, la maneggi, la gestisca e la utilizzi per gli scopi che ciascuno si pone, e che, in quanto tali, sono obiettivi umani e non “artificiali”.
Chiuso (o quasi) il 2025, cosa ci riserva il 2026?
Il 2026 sarà l’anno in cui SpaceX si quoterà in borsa: si parla di una IPO da circa 1,5 trilioni di dollari, ovvero circa 1.300 miliardi di euro (equivalente al PIL dell’intera Spagna…). Questo fatto, apparentemente di natura prettamente finanziaria, è invece profondamente tecnologico ed industriale, poiché rappresenta il primo passo verso la reale conquista dello spazio. Un giorno, probabilmente non ancora prossimo, viaggeremo, lavoreremo e vivremo nello spazio immediatamente circostante il globo terrestre. E questo, nuovamente, sarà possibile grazie alla tecnologia, utilizzata e applicata dall’intelligenza umana (Human Intelligence, non Artificial Intelligence).
Inevitabilmente, in chi legge sorge l’impressione che questi fatti, così come altri che caratterizzeranno lo scenario economico e geopolitico mondiale, risultino talmente “grandi” e talmente “distanti” da essere pressoché ininfluenti sulla nostra concreta quotidianità.
Pensare in questo modo è il primo passaggio per risultare vittime di questi cambiamenti, e non esserne invece né attori né tantomeno protagonisti.
L’illusione di non essere interessati dall’innovazione che inevitabilmente ci investirà è un grave errore che nasce dal porsi inconsapevolmente dei limiti. Ma i limiti, in quanto tali, sono fatti per essere superati: con abnegazione, con dedizione e anche con un po’ di coraggiosa follia (o di folle coraggio, a seconda dei punti di vista). Certo, sarebbe più semplice e meno faticoso restare fermi all’interno della propria comfort zone. Ma in un mercato globale, che potrebbe nel giro di qualche lustro superare i confini terrestri, non si può sperare che sia sufficiente rintanarsi nelle proprie certezze e nelle proprie consuetudini per non essere travolti. Bisogna muoversi, cambiare, evolvere: superare i propri limiti per crescere e continuare ad essere protagonisti di un futuro che non sappiamo come sarà, ma che è l’unica destinazione che ci è consentita.
«Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare» era solito ripetere Winston Churchill. E aggiungeva che per essere perfetti bisogna cambiare spesso.
Sarà quindi un 2026 di innovazioni, sfide e cambiamenti? È molto probabile, anche se chiaramente possiamo fare solo ipotesi.
«Del diman non v’è certezza», tranne una: del futuro noi vogliamo essere protagonisti, a livello globale, affrontando le sfide e le difficoltà e superando i nostri limiti.
Buon Natale e Felice 2026 a Tutt*!
Luca Rollino – CEO di XORI Group

AGENDA21 – GLI APPUNTAMENTI DEL MESE DA NON PERDERE
KLIMAHOUSE 2026
Strategie e visioni per l’abitare circolare
28-31 gennaio 2026 – Bolzano
Dal 28 al 31 gennaio 2026, Bolzano ospita la 21ª edizione di Klimahouse, l’evento internazionale di riferimento per l’edilizia responsabile, l’efficienza energetica e i nuovi modelli dell’abitare sostenibile. Un appuntamento che, anno dopo anno, si conferma come piattaforma di confronto tra architettura, ingegneria, industria e istituzioni, capace di anticipare le trasformazioni del settore delle costruzioni.
Klimahouse 2026 mette al centro il tema dell’abitare circolare, proponendo una lettura evoluta del costruire contemporaneo, in cui sostenibilità, innovazione e qualità progettuale non sono elementi accessori ma principi strutturali. L’area espositiva riunisce aziende, progettisti e operatori del settore che presentano soluzioni concrete per edifici più efficienti, adattabili nel tempo e integrati con il contesto ambientale e sociale.
Accanto all’esposizione, Klimahouse si distingue per un ricco programma di contenuti culturali e formativi: talk, incontri e momenti di approfondimento dedicati ai temi chiave della transizione ecologica applicata all’edilizia, dal ruolo dei materiali – con particolare attenzione al legno e alle sue applicazioni avanzate – fino ai nuovi modelli di progettazione orientati al riuso, alla flessibilità e alla riduzione dell’impatto ambientale.
Ampio spazio è riservato anche all’innovazione e alle startup, che a Klimahouse trovano un contesto privilegiato per presentare soluzioni tecnologiche ad alto potenziale nei campi dell’efficienza energetica, della digitalizzazione e della gestione intelligente degli edifici. Un ecosistema che favorisce il dialogo tra ricerca, impresa e mercato.
In un momento storico in cui il settore delle costruzioni è chiamato a rispondere in modo concreto alla crisi climatica e alle nuove esigenze dell’abitare, Klimahouse 2026 si conferma come un luogo di sintesi tra visione e applicazione, dove il futuro dell’edilizia prende forma attraverso progetti, materiali e idee capaci di durare nel tempo.
AI FESTIVAL 2026
Empowering the agentic era: l’intelligenza artificiale al centro del futuro che conta
21-22 gennaio 2026 – Milano
Il 21 e 22 gennaio 2026, l’Università Bocconi di Milano ospita la terza edizione di AI Festival, l’evento internazionale dedicato all’Intelligenza Artificiale organizzato da WMF – We Make Future. Un appuntamento che si conferma come punto di riferimento per connettere l’ecosistema AI italiano con i mercati e i player globali, mettendo in dialogo tecnologia, business, formazione e istituzioni.
L’edizione 2026 è dedicata al tema “Empowering the Agentic Era”, con un focus sugli sviluppi più avanzati dell’AI agentica e sulle sue applicazioni concrete nei processi aziendali, decisionali e organizzativi. Per due giorni, Big Tech, aziende leader, investitori, esperti e startup si incontreranno in un format progettato per favorire nuove connessioni, scambio di competenze e opportunità di crescita.
Il programma si articola lungo quattro direttrici principali. Business strategico, con iniziative B2B mirate e spazi dedicati alla creazione di partnership e sinergie internazionali. Formazione professionale, attraverso percorsi di apprendimento guidati che analizzano l’uso dell’AI in ambiti chiave come vendita, comunicazione e management. Open innovation, con occasioni di visibilità e sviluppo per startup AI e opportunità di investimento per il mondo del Venture Capital. Etica e istituzioni, con momenti di confronto sulle implicazioni sociali, normative e culturali dell’Intelligenza Artificiale.
In un contesto in cui l’AI sta rapidamente passando dalla sperimentazione all’adozione su larga scala, AI Festival 2026 rappresenta un appuntamento cruciale per chi sviluppa, adotta o investe nelle tecnologie che stanno ridisegnando il presente e il futuro dell’innovazione.
GREEN21 – EFFICIENZA, TECNOLOGIA, SOSTENIBILITÀ
Energia e innovazione: il 2025 in chiusura
Un anno di concretezza nelle infrastrutture e nei soldi che contano
Mentre il 2023 e il 2024 sono stati anni dominati da storytelling e annunci strategici sulla transizione energetica, il 2025 si sta chiudendo con una narrativa più disciplinata e orientata ai fatti. È diventato chiaro che non basta generare elettricità pulita: per rendere efficace e sostenibile la transizione servono infrastrutture robuste, investimenti mirati e modelli economici reali. In questo bilancio di fine anno ripercorriamo i trend concreti che hanno segnato l’anno.
- Record di investimenti, ma la partita è sulle reti
I dati 2025 confermano un anno di investimenti record nel settore energetico: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, la spesa globale nel settore ha raggiunto livelli senza precedenti, con stime che parlano di circa 3.300 miliardi di dollari, trainati da tecnologie pulite come rinnovabili, efficienza e reti smart.
Tuttavia è emersa con forza una lezione chiave: installare capacità rinnovabile non basta se le reti non riescono a integrarla. Per far fronte a questa esigenza, la Commissione Europea ha approvato il pacchetto European Grids Package, un’iniziativa volta a modernizzare e potenziare le reti elettriche per consentire l’integrazione di volumi elevati di energia pulita e garantire sicurezza e stabilità del sistema.
Allo stesso tempo, vari studi evidenziano che le infrastrutture esistenti sono sotto pressione: per evitare eventi critici simili a blackout come quello che ha colpito la Penisola Iberica nel corso dell’anno, molti Paesi stanno accelerando interventi su storage, controllo della domanda e resilienza delle reti.
- Domanda elettrica in crescita e sistema sotto stress
Secondo le prospettive dell’IEA, la domanda globale di elettricità è aumentata di oltre il 3% nel 2025, e si prevede una crescita ancora più rapida nei prossimi anni, spinta da mobilità elettrica, pompe di calore, industria e data center.
Questo dato segnala che l’elettricità è diventata il baricentro del sistema energetico globale, ma significa anche che il sistema elettrico deve far fronte a un livello di stress crescente. Non è più sufficiente parlare di capacità installata: serve un sistema in grado di gestire congestioni, variabilità delle rinnovabili e picchi di domanda.
- Rinnovabili crescono, ma restano limiti strutturali
Le rinnovabili hanno continuato a espandersi nel 2025, con incrementi significativi della capacità installata. Tuttavia la crescita non è omogenea: policy divergenti, ritardi nei permessi e problemi di connessione alla rete continuano a rallentare alcune aree, in particolare in Europa.
Questa dinamica ha consolidato una visione di mercato più matura: non è sufficiente sviluppare tecnologie pulite, bisogna integrarle in reti resilienti e competitive, pena la sottoutilizzazione degli asset e ritardi nell’effettiva riduzione delle emissioni.
- Mercati dei capitali più selettivi
Nel 2025 si è consolidato un altro elemento paradigmatico della transizione: i capitali non premiano più automaticamente ogni progetto “verde”. Gli investitori istituzionali e i fondi infrastrutturali orientano le scelte su redditività, rischi regolatori e scalabilità degli asset energetici.
Secondo analisti del settore, le operazioni di M&A nel comparto energia e utilities hanno continuato a riflettere questa tendenza: la transizione rimane centrale, ma gli asset prescelti sono quelli con modelli di business chiari e ritorni certi.
Un esempio recente arriva da un fondo statunitense che sta riallocando capitale da asset tradizionali verso sviluppo di infrastrutture energetiche pulite e sistemi di storage, pur cercando di evitare dipendenze da sussidi pubblici.
- Sicurezza e resilienza diventano priorità operative
Il 2025 ha inoltre visto emergere nuove dimensioni di rischio per i sistemi energetici: non solo tecnici o economici, ma anche geopolitici e di sicurezza operativa. In Norvegia, ad esempio, le autorità stanno proponendo regole più severe per la preparazione delle reti alle minacce di sabotaggio, riflettendo il ruolo strategico crescente delle infrastrutture energetiche nella sicurezza nazionale.
A livello globale, istituzioni come il World Economic Forum hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di investire non solo in tecnologie pulite, ma anche in infrastrutture resilienti e digitali, in grado di gestire rischi climatici e geopolitici incrociati.
Conclusione: dal racconto alla disciplina
Il 2025 si chiude con un quadro che può essere riassunto in tre parole: meno storytelling, più disciplina.
- Gli investimenti energetici sono cresciuti a livelli record, ma senza una rete moderna e resiliente la transizione resta parziale.
- La domanda di elettricità continua a correre, mettendo sotto pressione sistemi che devono essere ripensati in chiave integrata.
- I capitali si concentrano su progetti con modelli economici solidi, spingendo verso una transizione più pragmatica e meno narrativa.
In questo bilancio di fine anno, emerge un elemento chiaro: la transizione non è più un concetto futuro, ma una sfida operativa e infrastrutturale. Il valore si crea non solo installando impianti puliti, ma facendo funzionare bene reti, storage e mercati in un sistema reale e competitivo.
XORIHIGHLIGHTS – I NOSTRI RACCONTI DI INNOVAZIONE E CRESCITA
Fine anno, uno sguardo alla crescita: il percorso di MCM Ingegneria
Con la chiusura dell’anno, XoriHighlights sceglie di soffermarsi su una traiettoria che racconta in modo concreto cosa significhi crescere nel settore dell’ingegneria oggi. Non per celebrare risultati isolati, ma per dare visibilità a un percorso costruito nel tempo, fatto di progettualità, pianificazione e capacità di governare la complessità. In questo numero di dicembre, l’attenzione si concentra su MCM Ingegneria, una delle società del Gruppo che negli ultimi anni si è distinta per continuità di crescita, solidità organizzativa e visione di medio periodo.
Tra il 2022 e il 2024 MCM ha registrato un incremento del fatturato pari al +47,8%, passando da 4,1 a oltre 6 milioni di euro, con un tasso annuo composto (CAGR) del 21,6%. Le previsioni basate sul portafoglio ordini confermano il trend di crescita dell’ultimo biennio, segnando il punto più alto nella storia della società.
Crescere significa cambiare scala
La crescita di MCM non si è tradotta soltanto in un aumento dei volumi, ma in un progressivo salto di scala nella complessità progettuale. Il numero medio di commesse gestite supera oggi le 100 all’anno, mentre il valore medio per commessa è aumentato del +67% rispetto al 2022, riflettendo un posizionamento sempre più orientato a incarichi ad alta intensità tecnica e a progetti integrati.
Persone, competenze, organizzazione
Per sostenere questa traiettoria, MCM ha investito in modo diretto sull’organizzazione. Il team è più che raddoppiato, passando da 16 a 34 dipendenti, per un totale di oltre 55 risorse, considerando soci e collaboratori a tempo pieno. Un’espansione che ha richiesto il passaggio da una struttura snella ad un modello più articolato, capace di reggere un numero crescente di progetti e livelli di complessità differenti.
In un settore caratterizzato da forte competizione sul capitale umano, i dati interni mostrano una tenuta significativa: il turnover nel 2025 si attesta al 3,12%, con un tasso di retention del 96,8%. Indicatori che suggeriscono una crescita accompagnata da stabilità organizzativa e continuità, anche in una fase di rapida espansione.
«Il successo non è mai frutto del singolo, ma del lavoro di squadra»
Alessandro Balboni – CEO MCM Ingegneria
Struttura organizzativa e standard riconosciuti
La crescita dimensionale è stata accompagnata da un processo di strutturazione formale dei processi, necessario per garantire qualità, coerenza e affidabilità nel tempo. In questo percorso, MCM ha scelto di ancorare il proprio sviluppo a standard riconosciuti a livello nazionale e internazionale, adottando sistemi di gestione che coprono qualità, ambiente, salute e sicurezza, responsabilità sociale e inclusione.
Nel corso degli anni l’azienda ha aggiunto alla certificazione ISO 9001 (qualità) altre certificazioni quali UNI/PdR 125:2022 (parità di genere), ISO 30415:2021 (diversità e inclusione), SA8000:2014 (responsabilità sociale), ISO 45001:2018 (salute e sicurezza sul lavoro) e ISO 14001 (gestione ambientale). Un insieme di riferimenti che va oltre l’adempimento formale e contribuisce a sostenere una crescita più ordinata e misurabile.
Progettualità e riconoscimenti esterni
Il rafforzamento del posizionamento di MCM passa anche dal riconoscimento del valore progettuale espresso nel tempo. Nel 2025, la società ha ottenuto il Premio OICE dell’Ingegneria e dell’Architettura nella categoria Progetti di edilizia sostenibile, un riconoscimento che arriva dall’esterno e che premia la capacità di integrare competenze tecniche, attenzione ambientale e qualità progettuale.
Questo risultato si inserisce in un percorso coerente: già quindici anni fa, MCM si era affermata come riferimento nazionale nella progettazione di Data Center, realizzando il primo Data Center certificato in Italia caratterizzato dal massimo livello di affidabilità, anticipando un mercato che oggi è diventato strategico per le infrastrutture digitali e i sistemi mission-critical. Da allora, la società ha consolidato la propria presenza nei settori industriale, energetico, ospedaliero e della riqualificazione urbana, sviluppando un’offerta di ingegneria integrata lungo l’intero ciclo progettuale.
Uno sguardo oltre i confini
Il 2024 ha segnato l’avvio operativo del piano di internazionalizzazione, con prime valutazioni mirate su mercati ad alta intensità infrastrutturale e tecnologica, tra cui Arabia Saudita, Hong Kong, Singapore e Nord Africa. Partecipazione a eventi di settore, partnership accademiche e localizzazione delle proposte progettuali rappresentano i primi tasselli di una strategia che punta a portare la quota estera al 15–20% del fatturato nei prossimi anni.
2026: Nuovi Orizzonti e Sviluppo Territoriale
Il 2026 segnerà per MCM una tappa cruciale nel percorso di diversificazione e crescita. La nostra visione punta con decisione verso lo sviluppo di nuove linee di business, nate per rispondere alle evoluzioni di un mercato sempre più esigente. Questo dinamismo si rifletterà in una chiara strategia di espansione territoriale: il nostro obiettivo prioritario è consolidare capillarmente la presenza su tutto il territorio nazionale, per poi proiettare il nostro modello verso nuovi scenari internazionali. Porteremo ovunque l’approccio e le expertise d’eccellenza che ci hanno reso, nel tempo, il partner di fiducia dei principali gruppi industriali e di servizi in Italia.
Il motore di questa evoluzione sarà alimentato da un piano di investimenti ambizioso, centrato sull’integrazione di tecnologie all’avanguardia e sul potenziamento del nostro asset più prezioso: le persone. Il 2026 vedrà infatti un impegno straordinario nella formazione e nell’inserimento di nuove risorse, garantendo che la crescita dimensionale sia sempre sostenuta da competenze tecniche di altissimo profilo. Innovazione e capitale umano resteranno i driver fondamentali per trasformare le sfide future in opportunità concrete di successo condiviso.
NEXTHORIZON – ESPLORANDO NUOVE FRONTIERE DELL’INNOVAZIONE
In collaborazione con 012factory Spa Società Benefit, incubatore certificato dal Mimit e B Corp
Intelligenza Artificiale: delega e responsabilità
Davanti allo schermo per organizzare un viaggio, l’assistente dice che può fare tutto da solo: cercare, scegliere, prenotare, pagare. E l’automazione “agentica” non chiede solo di risparmiare tempo, ma anche fiducia.
L’Intelligenza Artificiale sta producendo una quantità impressionante di testi, slide, e-mail, musica, disegni, proposte. E il tempo risparmiato, invece di liberare attenzione, viene divorato dal controllo: correzioni, verifiche, riparazioni, ricostruzioni di senso. È un’innovazione che non rende più veloci ma più stanchi. È la stessa metamorfosi che sta investendo il manager, l’impresa e perfino lo Stato.
Super impero
Guardando la fotografia macro, il quadro diventa ancora più netto: l’economia mondiale si sta spostando verso un “super-impero” di capitali immateriali, infrastrutture computazionali, piattaforme e dati. Le Big Tech investono cifre gigantesche per alimentare l’IA, mentre i mercati premiano la concentrazione e, insieme, temono la bolla. Nel frattempo, l’Europa appare spesso come il continente che discute l’innovazione più rapidamente di quanto la costruisca. Ma non è solo una questione di regolazione: è una questione di scala, di investimenti, di capacità di trasformare la ricerca in industria.
Intangibile
Qui l’Italia entra in scena con la sua doppia identità: Paese manifatturiero che sa sorprendere – perfino nei dati dell’export – e, insieme, Paese che fatica a far diventare strutturale il salto tecnologico. La parola-chiave è intangibile. La distanza di produttività tra Stati Uniti ed Europa, si ricorda, passa anche da investimenti sistematici in software, R&S, marketing, IA: capitale immateriale, appunto. E nelle PMI, dove si regge l’ossatura italiana, l’adozione degli algoritmi avanzati resta minoritaria e spesso isolata, perché l’innovazione non si fa da soli: funziona se si sincronizza lungo le filiere. È un problema industriale, ma è anche un problema di coordinamento, cioè di politica economica nel senso alto del termine.
Chi resta indietro
Da qui si capisce perché alcuni analisti insistono su una dimensione europea dell’IA: non come slogan sovranista, ma come condizione di possibilità. L’infrastruttura dati e computazionale diventa un pezzo di competitività tanto quanto lo erano, nel Novecento, porti e autostrade.
Ma ogni infrastruttura genera un interrogativo morale per comprendere chi resta indietro.
Come riferisce il Rapporto Svimez, la cronaca economica diventa cronaca sociale, perché il Mezzogiorno d’Italia può crescere in occupazione e, nello stesso tempo, perdere giovani qualificati come se avesse una falla permanente nello scafo. È qui che i territori smettono di essere “sfondo” e tornano protagonisti.
Infrastruttura sociale
Dentro questo scenario, assume un valore particolare il riconoscimento di pratiche che provano a fare una cosa controcorrente: trasformare l’innovazione in infrastruttura sociale. Un percorso di autoimprenditorialità sostenibile nei piccoli comuni, indicato tra le best practice nazionali, non è solo una buona notizia per chi lo ha promosso.
Intanto, sul lato dei capitali, l’Italia viene osservata come un mercato dove “ci sono buoni deal”, anche perché la competizione è meno feroce di altri hub europei. L’interesse dei fondi stranieri è una medaglia a due facce: segnala potenziale, ma segnala anche un vuoto domestico: pochi grandi round, poche exit, difficoltà nel trasformare startup in scale-up. E, quando l’ecosistema resta in un equilibrio stagnante, la conseguenza non è solo finanziaria ma culturale. Perché, senza scale-up, i talenti migliori non vedono percorsi e fuggono via.
La geopolitica
A complicare tutto, è tornata la geopolitica. Le startup che armano il Pentagono con missili ipersonici prodotti “in massa” e le nuove imprese che inseguono minerali critici per ridurre la dipendenza dalla Cina non sono stranezze da pagina esteri: sono il segno che l’innovazione non è più (solo) crescita e comodità, ma anche sopravvivenza strategica. E quando la tecnologia si salda alla sicurezza nazionale, riaffiora un lessico antico: doveri oscuri, confini, amico/nemico, sacrifici di libertà in cambio di protezione. Non è un caso che parte della Silicon Valley guardi a genealogie intellettuali conservatrici: è come se l’utopia progressista del digitale avesse scoperto, tardi, che il mondo resta tragico.
Responsabilità
E allora il filo rosso emerge con chiarezza, perché si tratta di un’epoca in cui l’innovazione è una trattativa permanente tra delega e responsabilità. Ma ogni delega crea una domanda di fiducia. E la fiducia non si compra con un aggiornamento software; si costruisce con qualità, trasparenza, istituzioni credibili, opportunità distribuite, salari che non umiliano, territori che non espellono i giovani migliori.
Forse la domanda finale non è “quanto sarà intelligente l’IA?”, ma “quanto saranno intelligenti le persone nel disegnare i contesti in cui l’IA opera?”.
REGOLA21 – LE NORMATIVE E I BANDI CHE CONTANO
CAM Edilizia 2025: quando la sostenibilità diventa regola di progetto
Con l’adozione dei nuovi Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia, il settore delle costruzioni entra in una fase più matura della transizione ambientale. Il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 24 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre 2025, aggiorna in modo organico il quadro normativo di riferimento per gli appalti pubblici, sostituendo il precedente impianto del 2022 e il correttivo del 2024.
Il decreto entrerà in vigore il 2 febbraio 2026 e da quella data diventerà vincolante per le procedure di affidamento di servizi di progettazione, lavori e appalti integrati in ambito edilizio. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma di un passaggio che incide sul modo stesso di progettare, andare in gara e gestire il cantiere.
Quando si applica il nuovo CAM Edilizia
Il CAM Edilizia 2025 si applica:
- ai servizi di progettazione e direzione lavori per cui bandi, avvisi o inviti sono pubblicati o inviati dopo l’entrata in vigore del decreto;
- agli interventi di manutenzione, ai lavori e agli appalti integrati quando la base di gara è un progetto validato sotto la vigenza del nuovo CAM;
- alla progettazione interna delle stazioni appaltanti, se non ancora validata al 2 febbraio 2026.
È prevista una disciplina transitoria per evitare l’interruzione dei procedimenti già avviati, ma il messaggio per operatori e amministrazioni è chiaro: chi sta impostando oggi progetti e bandi deve già lavorare in ottica CAM 2025.
Cosa cambia davvero con il CAM Edilizia 2025
Il nuovo decreto rafforza l’approccio ambientale lungo l’intero ciclo dell’opera, spostando l’attenzione dalla singola prescrizione al governo del processo.
Più chiarezza e struttura normativa
Il testo è stato riorganizzato e ampliato nelle premesse e nelle indicazioni operative, con l’obiettivo di ridurre ambiguità interpretative e rendere più omogenea l’applicazione dei criteri da parte delle stazioni appaltanti.
Nuove specifiche tecniche per gli edifici
Vengono introdotti requisiti più puntuali su aspetti progettuali chiave come il risparmio idrico, il riuso delle acque meteoriche e la progettazione degli interventi di risanamento da degrado legato all’umidità, rafforzando l’attenzione alla durabilità e alla gestione delle risorse.
Maggiore dettaglio su prodotti e impianti
Il CAM 2025 amplia e rende più stringenti le specifiche tecniche per diversi prodotti da costruzione e componenti impiantistici, tra cui vetrate isolanti, tubazioni, rubinetteria, sanitari e impianti tecnologici, incidendo direttamente sulle scelte di capitolato e sulla selezione dei fornitori.
Valutazione del ciclo di vita (LCA)
Viene confermato l’approccio basato sul ciclo di vita degli edifici, con procedure di valutazione più strutturate e semplificate, che rafforzano il ruolo dell’LCA come strumento di supporto alle decisioni progettuali e di gara.
Competenze e qualifiche professionali
Il decreto rafforza i requisiti legati alle competenze del personale coinvolto, richiedendo evidenze documentate di esperienza e qualificazione per progettisti, direttori lavori e figure operative in cantiere. La sostenibilità diventa così anche una questione di competenze, non solo di materiali.
Materiali e tracciabilità
Uno dei punti centrali del nuovo CAM riguarda la tracciabilità dei materiali: non è più sufficiente dichiarare la conformità ambientale, ma occorre dimostrarla attraverso certificazioni verificabili e documentazione coerente lungo tutta la filiera.
Integrazione con BIM e principio DNSH
Il CAM Edilizia 2025 rafforza l’integrazione con strumenti digitali come il BIM, favorendo trasparenza, controllo e coerenza delle informazioni, e consolida il principio Do No Significant Harm (DNSH) come riferimento trasversale per la progettazione e la valutazione degli interventi.
Criteri premianti come leva di qualità
Nei casi di aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, i criteri premianti legati alla sostenibilità assumono un peso più rilevante, valorizzando soluzioni progettuali avanzate e l’adozione di protocolli di sostenibilità riconosciuti.
Cosa significa, in pratica, per il settore
Il CAM Edilizia 2025 segna un passaggio chiave: la sostenibilità non è più un allegato di progetto, ma una condizione strutturale che attraversa progettazione, gara ed esecuzione. Per progettisti, imprese e fornitori questo implica un cambio di metodo: maggiore integrazione tra scelte tecniche e documentazione, attenzione anticipata alla filiera, coordinamento tra figure professionali e capacità di dimostrare la conformità lungo tutto il processo.
Chi saprà organizzarsi per tempo potrà trasformare l’adeguamento normativo in un vantaggio competitivo, mentre chi continuerà a considerare i CAM come un adempimento finale rischia di incontrare difficoltà operative già nelle prime gare del 2026.
XPLORATION – SCOPERTE E INNOVAZIONI CHE SORPRENDONO
Dal laboratorio al mondo: ciò che nel 2025 ha smesso di essere solo promessa
Il 2025 non è stato l’anno delle grandi rotture, ma quello in cui molte innovazioni hanno attraversato una soglia critica: dalla sperimentazione isolata alla verifica sul campo. Secondo l’OECD Science, Technology and Innovation Outlook 2025, è proprio questa fase a determinare quali idee diventeranno infrastruttura e quali resteranno esercizi di laboratorio. In questo quadro, alcune scoperte e applicazioni hanno saputo distinguersi per impatto, scala o cambio di paradigma.
AI e LiDAR riscrivono la geografia dell’Amazzonia
Nel 2025, una serie di studi pubblicati su Science e Nature ha confermato risultati sorprendenti: grazie all’uso combinato di intelligenza artificiale e tecnologia LiDAR, sono stati mappati oltre 300 nuovi insediamenti precolombiani nell’Amazzonia sud-occidentale.
Le analisi indicano che queste aree ospitavano società urbanizzate complesse, con infrastrutture stradali, sistemi agricoli e una densità abitativa stimata in milioni di persone. Una scoperta che non solo cambia la storia dell’Amazzonia, ma mostra come l’AI stia diventando uno strumento decisivo per leggere il passato su scala continentale, qualcosa di impensabile fino a pochi anni fa.
Data center: da infrastrutture digitali a nodi urbani multifunzione
Nel 2025 diversi progetti europei sono entrati in esercizio trasformando i data center in infrastrutture urbane ibride. In Danimarca, Svezia e Finlandia, il calore di scarto prodotto dai server viene recuperato e immesso nelle reti di teleriscaldamento, con benefici misurabili.
Secondo stime dell’International Energy Agency, il recupero del calore dei data center può coprire fino al 20–25% del fabbisogno termico urbano in contesti ad alta densità digitale. Questo ha attirato l’attenzione non solo di urbanisti ed energy planner, ma anche di investitori infrastrutturali, perché ridefinisce il data center come asset territoriale e non più come corpo estraneo alla città.
Materiali “viventi”: il 2025 come anno della prova
La ricerca sui materiali da costruzione bio-attivi non è nuova, ma nel 2025 sono arrivati risultati sperimentali più robusti. Studi del MIT e dell’Università del Colorado Boulder hanno dimostrato che materiali basati su batteri fotosintetici possono mantenere capacità strutturali di base e, al tempo stesso, assorbire CO₂ e autoripararsi su microfratture.
Non si tratta ancora di soluzioni pronte per l’edilizia di massa, ma il 2025 segna un passaggio importante: da concept radicale a oggetto di valutazione ingegneristica, con metriche di durabilità, resistenza e impatto ambientale.
Musei ed edifici progettati per non essere permanenti
Nel corso del 2025, diverse istituzioni culturali europee e asiatiche hanno inaugurato edifici temporanei completamente smontabili, progettati secondo logiche di economia circolare. Secondo Dezeen e Domus, questo approccio sta diventando una risposta concreta a due criticità: l’impatto ambientale delle grandi architetture culturali e la rigidità funzionale degli edifici permanenti.
Il risultato è una nuova idea di monumentalità: non più legata alla durata materiale, ma alla capacità di essere riutilizzata, spostata, adattata a contesti diversi.
Archeologia e scienze umane entrano nell’era dei big data
Oltre all’Amazzonia, il 2025 ha visto la pubblicazione di dataset archeologici aperti basati su AI e telerilevamento in Medio Oriente, Asia centrale e Africa settentrionale. Secondo Nature Human Behaviour, l’uso di algoritmi di riconoscimento spaziale ha ridotto del 40–50% i tempi di analisi rispetto ai metodi tradizionali.
È un cambiamento silenzioso ma profondo: le scienze umane iniziano a lavorare con scale e strumenti tipici delle scienze dure, aprendo interrogativi nuovi su interpretazione, responsabilità e accesso ai dati.
Il filo rosso del 2025: le ibridazioni diventano credibili
Guardando insieme queste scoperte, emerge un tratto comune: l’ibridazione. Digitale ed energia, AI e archeologia, biologia e materiali, cultura e infrastruttura. Il 2025 non ha inventato tutto questo, ma ha reso queste combinazioni credibili, osservabili e, in alcuni casi, economicamente rilevanti.
Come sottolinea il World Economic Forum, è in questa fase che l’innovazione smette di essere una promessa e diventa una scelta strategica.
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