AMPLIFICHIAMO IDEE, VALORIZZIAMO CONNESSIONI.

REGOLA21LE NORMATIVE E I BANDI CHE CONTANO

Iperammortamento 2026: una leva fiscale per la nuova stagione industriale

Con la Legge di Bilancio 2026 il Governo riattiva uno degli strumenti più incisivi a sostegno della trasformazione produttiva: il nuovo Iperammortamento 2026. In un contesto segnato da transizione digitale, tensioni sulle catene di fornitura e competizione tecnologica globale, la misura torna a posizionarsi come leva fiscale strategica per rafforzare la competitività del sistema industriale italiano.

L’incentivo riguarda gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 e si applica ai beni strumentali nuovi funzionali alla digitalizzazione dei processi produttivi, in continuità con il percorso avviato dal Piano Industria 4.0. Rientrano nella misura macchinari, impianti e sistemi interconnessi, oltre alle soluzioni per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili integrate nei cicli industriali, secondo quanto previsto dagli Allegati IV e V della Legge di Bilancio.

Il meccanismo resta quello della maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto, con aliquote progressive in base all’entità dell’investimento. Fino a 2,5 milioni di euro è prevista una maggiorazione del 180%; per la quota compresa tra 2,5 e 10 milioni l’aliquota scende al 100%, mentre tra 10 e 20 milioni è riconosciuto un 50%. Una struttura che incentiva in modo particolare le PMI, senza escludere i programmi di investimento di maggiore dimensione.

Le analisi di settore evidenziano come strumenti analoghi abbiano contribuito negli anni precedenti ad aumentare la propensione all’investimento in beni 4.0 e ad accelerare l’adozione di tecnologie avanzate. Il nuovo impianto si inserisce dunque in una strategia più ampia di sostegno all’innovazione, con l’obiettivo di consolidare la diffusione di soluzioni digitali e interconnesse lungo tutta la filiera produttiva.

Elemento distintivo dell’edizione 2026 è il requisito di origine “Made in UE/SEE”: i beni devono essere prodotti o aver subito l’ultima trasformazione sostanziale in ambito europeo. Una scelta che risponde alla necessità di rafforzare l’autonomia tecnologica continentale e rendere più resilienti le catene di approvvigionamento, in linea con le politiche industriali promosse a livello comunitario.

La procedura di accesso prevede un percorso strutturato in tre fasi con il coinvolgimento del GSE: comunicazione preventiva dell’investimento, conferma con acconto del 20% entro 60 giorni dall’autorizzazione e trasmissione della documentazione finale entro novembre 2028. I tempi di risposta indicati, pari a dieci giorni, mirano a garantire maggiore certezza operativa.

Resta l’obbligo di perizia tecnica per investimenti superiori a 300 mila euro, mentre per importi inferiori è sufficiente un’autodichiarazione. Confermata inoltre la possibilità di cumulo con altre agevolazioni, nel rispetto del limite del costo complessivo dell’investimento, consentendo alle imprese di costruire strategie finanziarie integrate.

In una fase in cui digitalizzazione, efficienza energetica e interconnessione definiscono la competitività industriale, l’Iperammortamento 2026 non rappresenta soltanto un beneficio fiscale, ma uno strumento di politica industriale. Una leva concreta per accelerare l’adozione di tecnologie intelligenti e rafforzare la resilienza del sistema produttivo italiano nel medio-lungo periodo.

NEXTHORIZONESPLORANDO NUOVE FRONTIERE DELL’INNOVAZIONE

In collaborazione con 012factory Spa Società Benefit, incubatore certificato dal Mimit e B Corp

La guerra fredda dell'innovazione: tra Stati Startup, internet zombie e la rivincita della materia

Bisogna dimenticare la vecchia mappa geografica appesa nelle aule di scuola. Nel 2026, i confini del mondo non sono disegnati da trattati di pace, ma dalla capacità di calcolo, dall’accesso alle terre rare e dalla velocità con cui un’idea diventa impresa. Se c’è una lezione che emerge con prepotenza dalle cronache di questo inizio anno, è che l’innovazione ha smesso di essere una questione puramente tecnica, per diventare il nuovo campo di battaglia della sovranità nazionale e della resistenza umana.

Il mito del capitale e la gabbia europea

Per anni c’è stata la favola rassicurante che all’Europa mancano i soldi per creare i suoi colossi tecnologici. Ma, proprio come sottolineano economisti e analisti, il Vecchio Continente è seduto su una montagna di risparmi che restano però immobili o fuggono altrove. Il vero problema non è il capitale, ma l’assenza di un “Delaware europeo”, un regime giuridico unificato che permetta a una startup nata a Milano o a Lisbona di scalare su un mercato di 450 milioni di persone senza dover affrontare 27 burocrazie diverse.

È un paradosso doloroso, perché mentre le startup europee continuano a fuggire negli Stati Uniti, Bruxelles tenta di correre ai ripari con una proposta attesa per marzo, mirata a creare uno spazio giuridico comune. Ma, nel frattempo, la frammentazione normativa fa sì che investire in un BTP o nel mattone resti più razionale che scommettere sul futuro.

La geopolitica del freddo e del silicio

Mentre l’Europa cerca la sua unità, gli Stati Uniti e la Cina giocano una partita molto più dura, fatta di infrastrutture fisiche e risorse naturali. Non è un caso che figure come Peter Thiel, il controverso fondatore di Palantir, stiano ridisegnando la sicurezza nazionale americana puntando non solo sul software ma sulla conquista dell’Artico e delle sue terre rare, essenziali per l’indipendenza tecnologica. La Groenlandia non è più solo una distesa di ghiaccio, ma un potenziale Startup State strategico per gli oligarchi della Silicon Valley.

Parallelamente, la guerra dei chip si è spostata su un nuovo fronte. Il dominio incontrastato di Nvidia, che detiene l’82% del mercato dell’hardware per l’IA, adesso è sotto assedio. I suoi stessi migliori clienti, giganti come Amazon e Google, hanno iniziato a produrre in casa i propri processori, investendo miliardi per ridurre la dipendenza e diversificare le forniture. È una mossa che segnala come la potenza di calcolo sia diventata la risorsa più preziosa del decennio, con l’Europa che rischia di restare a guardare, prevedendo per il 2030 una capacità di calcolo quattro volte inferiore a quella USA.

L’Internet dei morti viventi

Se la battaglia per l’hardware è frenetica, quella che si consuma nel software assume tinte inquietanti. La fame di dati per addestrare le intelligenze artificiali ha spinto le Big Tech a saccheggiare “biblioteche ombra” e archivi pirata, scatenando una guerra legale sul diritto d’autore che potrebbe resettare l’intero settore.

Ma l’esito più surreale di questa saturazione digitale è “Moltbook”, il social network dove gli umani non sono invitati. Una concretizzazione della Dead Internet Theory, dove migliaia di agenti artificiali interagiscono tra loro simulando nevrosi e dibattiti, mentre gli utenti umani restano fuori a guardare come spettatori di uno zoo al contrario. Un fenomeno che costringe a chiedersi se la rete sia ancora uno spazio di connessione o se sia diventata un enorme specchio vuoto.

La resistenza umana e la materia che rinasce

Di fronte a questa accelerazione vertiginosa, la risposta della società e dell’economia reale è sorprendente. Nel mercato del lavoro si diffonde il “Job Hugging”: in un clima di incertezza totale, le persone smettono di cambiare lavoro compulsivamente e si “abbracciano” alla propria scrivania, cercando stabilità e formazione continua invece che nuove avventure.

E c’è chi riscopre il valore della fiducia umana, come l’imprenditore ceco Vojtěch Sedláček, che sfida le logiche bancarie prestando denaro a persone che ne hanno bisogno, senza garanzie né interessi, dimostrando che la dignità paga più degli algoritmi di risk management.

Infine, l’innovazione torna a sporcarsi le mani con la materia, cercando soluzioni sostenibili e concrete. È il caso delle tecnologie di “raffreddamento radiativo” che usano leggi fisiche antiche per disperdere il calore nello spazio senza consumare energia, una speranza concreta contro il riscaldamento globale. O è il caso dell’economia circolare italiana, che trasforma i problemi in risorse: startup come BioPhi convertono gli scarti della birra in nuovi materiali, mentre a Torino si distillano le giacenze di vino invenduto per creare vermouth e gin d’autore, trasformando la crisi del settore vinicolo in un’opportunità di mercato.

Anche l’Italia prova a giocare la sua partita. Con il piano “Made in Italy 2030”, il governo punta a rivitalizzare i distretti industriali e il Mezzogiorno, mentre operazioni come l’acquisizione della torinese Kva da parte di Excellence, o i round di finanziamento di BandoSubito, mostrano che, nonostante un calo fisiologico delle startup attive nel 2025, c’è un tessuto imprenditoriale che non intende arrendersi al ruolo di comparsa.

AGENDA21GLI APPUNTAMENTI DEL MESE DA NON PERDERE

KEY 2026: A RIMINI LA TRANSIZIONE ENERGETICA ENTRA NELLA FASE DECISIVA

4-6 Marzo 2026 – Rimini Expo Centre

Dal 4 al 6 marzo 2026 la Fiera di Rimini ospita KEY – The Energy Transition Expo, l’evento di Italian Exhibition Group che si conferma piattaforma europea di riferimento per tecnologie, servizi e modelli finanziari legati alla decarbonizzazione. In uno scenario segnato da instabilità geopolitica e competizione globale sempre più serrata, l’energia si impone come leva strategica per garantire indipendenza, sicurezza e competitività al sistema industriale europeo.

I numeri raccontano con chiarezza la dimensione raggiunta dalla manifestazione: 125mila metri quadrati lordi, 24 padiglioni e sette aree tematiche, oltre 1.000 brand espositori – di cui il 32% proveniente dall’estero – e più di 500 hosted buyer e delegazioni da circa 50 Paesi. Un respiro internazionale che conferma KEY come hub di confronto tra imprese, istituzioni e investitori lungo l’intera filiera dell’energia.

L’edizione 2026 segna un passaggio ulteriore: per la prima volta un intero padiglione sarà dedicato a EPC Contractor e finanza, a testimonianza di una transizione che non riguarda solo le tecnologie, ma anche la capacità di strutturare investimenti, gestire il rischio e contenere i costi energetici. Il tema del controllo della bolletta e dei nuovi strumenti finanziari sarà infatti al centro del dibattito, insieme alle prospettive aperte da aste FER-X, meccanismi di Energy Release e contratti PPA.

Con oltre 150 eventi in programma, KEY offrirà un’agenda densa di contenuti scientifici e industriali, spaziando dal solare all’eolico, dall’idrogeno allo storage, fino all’efficienza energetica e alle città sostenibili. Non una semplice fiera, ma un laboratorio dove la decarbonizzazione diventa progetto concreto, capace di coniugare innovazione tecnologica e strategia industriale in una visione europea di lungo periodo.

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FORUM INGEGNERIA 4.0 (QUINTA EDIZIONE): VERSO IL FUTURO DELL’INGEGNERIA

25 e 26 marzo 2026 – Stazione Marittima di Ponte dei Mille GENOVA

Il 25 e 26 marzo 2026 Genova torna a essere il cuore pulsante dell’innovazione con la quinta edizione del Forum Ingegneria 4.0, l’appuntamento che negli ultimi anni ha saputo unire imprese, istituzioni, startup, investitori e comunità scientifica su un terreno condiviso: la trasformazione digitale e sostenibile dell’industria. Organizzato nella suggestiva cornice della Stazione Marittima, l’evento si presenta come piattaforma di dialogo, co-progettazione e visione strategica per affrontare le sfide tecnologiche e competitive del prossimo decennio.

Il Forum non è una semplice conferenza: è un cantiere di idee in movimento, dove l’ingegneria si declina come elemento abilitante per la creazione di valore sociale ed economico. Il “Manifesto” dell’iniziativa richiama la necessità di un approccio integrato, capace di superare la dicotomia tra tecnologia e comunità, con l’obiettivo di favorire ecosistemi inclusivi, modelli di sviluppo circolari e strategie di lungo periodo per l’industria italiana ed europea.

Nei due giorni genovesi si intrecceranno interventi di leader internazionali e testimonianze di imprese che stanno sperimentando soluzioni di automazione, intelligenza artificiale, digital twin e sostenibilità dei processi produttivi. Particolare attenzione sarà dedicata a come l’innovazione possa essere veicolo di competitività non solo per le grandi aziende, ma anche per le PMI e le nuove realtà imprenditoriali, favorendo partenariati pubblico-privati, trasferimento tecnologico e accesso al capitale.

Il Forum Ingegneria 4.0 conferma così la sua vocazione: non solo luogo di confronto, ma motore di un ecosistema virtuoso, dove la tecnologia e l’ingegno umano si incontrano per disegnare i percorsi competitivi del futuro. In un’Europa che guarda alla sovranità digitale e alla sostenibilità, queste giornate a Genova saranno un’occasione per capire come si costruisce innovazione che pesa sul PIL e sulla società.

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XORIHIGHLIGHTS
I NOSTRI RACCONTI DI INNOVAZIONE E CRESCITA

Superga: un progetto che parla di competenza, visione e forza del gruppo

C’è un luogo che domina Torino dall’alto della collina e che, più di ogni altro, intreccia memoria storica, identità culturale e valore architettonico: la Basilica di Superga. Progettata da Filippo Juvarra nel Settecento e simbolo monumentale della città, Superga non è soltanto un capolavoro barocco, ma uno spazio vivo, attraversato ogni giorno da fedeli, visitatori, studiosi e turisti. Intervenire su un complesso di tale rilevanza significa confrontarsi con un patrimonio che appartiene alla collettività, alla storia e al paesaggio.

È in uno scenario come questo che la progettazione supera la dimensione puramente tecnica per assumere un significato più ampio. L’aggiudicazione della gara per l’affidamento dei servizi relativi agli interventi di risanamento conservativo e adeguamento normativo del complesso monumentale della Basilica di Superga rappresenta un passaggio di grande responsabilità.

MCM Ingegneria, in qualità di mandataria di un raggruppamento composto da ISOLARCHITETTI S.R.L., LESS S.R.L., CLOUD4BIM S.R.L. e SINTECNA S.R.L., guiderà le attività finalizzate all’ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI). Un progetto che richiede rigore normativo, capacità di innovazione e una sensibilità particolare verso uno dei beni monumentali più significativi del patrimonio italiano.

La proposta si fonda su un approccio integrato e multidisciplinare, capace di coniugare sicurezza antincendio, tutela storico-artistica e continuità funzionale del complesso. L’innovazione non risiede in soluzioni invasive, ma nella capacità di introdurre misure tecniche calibrate, compatibili con la struttura esistente e coerenti con i vincoli monumentali. Le strategie avanzate di prevenzione e gestione del rischio incendio saranno sviluppate attraverso una progettazione coordinata che integra competenze strutturali, impiantistiche e digitali, con un utilizzo evoluto degli strumenti BIM per garantire controllo, tracciabilità e ottimizzazione delle scelte.

Particolare attenzione sarà dedicata alla pianificazione delle fasi operative, affinché le attività religiose, culturali e museali possano proseguire senza interruzioni significative. La sicurezza della vita umana e la conservazione del patrimonio vengono affrontate come obiettivi complementari, non alternativi: è questa la cifra distintiva della nostra proposta.

Il significato di questo traguardo, tuttavia, non si esaurisce nel perimetro del progetto. È la dimostrazione concreta della forza del gruppo. MCM Ingegneria, LESS S.R.L. e CLOUD4BIM S.R.L. fanno tutte parte del gruppo XORI e operano quotidianamente secondo un modello integrato e collaborativo. L’aggiudicazione esprime una capacità collettiva di mettere a sistema competenze diverse — dalla progettazione impiantistica alla digitalizzazione dei processi, fino al coordinamento tecnico e normativo su beni complessi — trasformando la sinergia in valore operativo.

Intervenire su Superga significa assumersi una responsabilità culturale prima ancora che tecnica. Per noi rappresenta la conferma che l’integrazione tra competenze, visione strategica e solidità organizzativa è la chiave per affrontare sfide di alto profilo su patrimoni di valore storico e simbolico straordinario.

FOCUS ESG – GOVERNANCE, AMBIENTE E SOCIETA’ AL CENTRO DEL CAMBIAMENTO

Rating ESG: la nuova misura del valore d’impresa tra rischio, reputazione e capitale

Nel panorama finanziario contemporaneo, il valore di un’impresa non si misura più esclusivamente attraverso margini e utili. Accanto ai tradizionali indicatori economico-finanziari si è affermato un nuovo parametro di valutazione: il Rating ESG. Se in passato la sostenibilità poteva essere relegata a esercizio reputazionale, oggi rappresenta un fattore strategico capace di incidere in modo diretto sulla competitività e sull’accesso al capitale.

Il Rating ESG è un giudizio sintetico che esprime la solidità di un’organizzazione rispetto a tre dimensioni: ambientale, sociale e di governance. Diversamente dal rating creditizio, che stima la capacità di un’azienda di onorare i propri debiti, il rating ESG misura la sua esposizione ai rischi non finanziari e la capacità di gestirli nel tempo. In altre parole, valuta la resilienza complessiva del modello di business di fronte a pressioni normative, ambientali e sociali sempre più stringenti.

La componente ambientale prende in esame aspetti quali le emissioni di CO₂, l’efficienza energetica, la gestione dei rifiuti e la tutela della biodiversità. Il pilastro sociale riguarda invece il rispetto dei diritti umani, le politiche di inclusione e parità di genere, la sicurezza sul lavoro e la qualità delle relazioni con le comunità locali. Infine, la governance osserva l’etica aziendale, la trasparenza nei sistemi retributivi, la composizione e l’indipendenza del consiglio di amministrazione, nonché i presìdi anticorruzione. Si tratta di tre dimensioni che, integrate tra loro, definiscono il profilo di sostenibilità di un’impresa.

In questo senso, il rating ESG funziona come un ponte informativo tra impresa e mercato. Per gli investitori rappresenta uno strumento utile a individuare rischi latenti che non emergono dai soli bilanci: un’azienda finanziariamente solida ma esposta a criticità ambientali o a pratiche di governance opache può trovarsi improvvisamente vulnerabile a sanzioni, contenziosi o mutamenti normativi. Per le imprese, al contrario, un buon posizionamento ESG può tradursi in un più agevole accesso al capitale, talvolta a condizioni economiche più favorevoli, oltre a rafforzare la reputazione presso clienti, partner e talenti.

A differenza dei rating creditizi, tuttavia, i giudizi ESG non sono sempre allineati tra loro. Le divergenze dipendono in primo luogo dalle metodologie proprietarie adottate dalle diverse agenzie, ciascuna delle quali attribuisce pesi differenti ai fattori analizzati. Per alcuni operatori la riduzione delle emissioni può essere determinante, per altri assume maggiore rilievo la struttura del board o l’efficacia dei controlli interni. Incide inoltre la diversa prospettiva di analisi: c’è chi si concentra prevalentemente sui rischi finanziari che le questioni ambientali e sociali comportano per l’azienda e chi, invece, valuta soprattutto l’impatto che l’azienda stessa genera sull’ambiente e sulla società. A ciò si aggiunge la qualità dei dati disponibili: in assenza di standard pienamente uniformi, molte informazioni richiedono stime o interpretazioni che possono influenzare l’esito finale.

Questa eterogeneità rende complesso un confronto immediato tra imprese valutate da agenzie diverse e impone una lettura approfondita dei report per comprendere le logiche sottostanti al punteggio assegnato. Il Rating ESG non è una verità assoluta, ma una bussola. Uno strumento essenziale per orientarsi in un’economia che chiede responsabilità, trasparenza e visione di lungo periodo. Per le aziende, l’obiettivo non dovrebbe essere soltanto ottenere un buon indice, ma avviare un processo strutturato di miglioramento continuo, capace di garantirne solidità e sostenibilità nel tempo.

XPLORATION –
SCOPERTE E INNOVAZIONI CHE SORPRENDONO

Gli edifici che catturano CO₂: la nuova frontiera della decarbonizzazione urbana

Per anni abbiamo chiesto agli edifici di consumare meno energia. Ora qualcuno sta iniziando a chiedere qualcosa di più ambizioso: catturare carbonio.

Nel dibattito sulla transizione energetica la parola chiave è stata “efficienza”. Poi è arrivata l’elettrificazione. Oggi, silenziosamente, sta emergendo un nuovo filone: la carbon capture distribuita, sistemi modulari installabili a scala di edificio o di quartiere per intercettare CO₂ prima che raggiunga l’atmosfera — o addirittura per rimuoverla direttamente dall’aria.

Non parliamo delle grandi infrastrutture industriali isolate nel deserto. Parliamo di rooftop, parcheggi interrati, locali tecnici. Parliamo di città.

Dalla centrale industriale al portafoglio immobiliare

Un primo approccio, tecnicamente più maturo, consiste nel catturare la CO₂ dai flussi di scarico degli impianti presenti negli edifici — caldaie, sistemi di cogenerazione, fuel cell. Qui la concentrazione di anidride carbonica è molto più elevata rispetto all’aria ambiente, e la separazione risulta più efficiente.

L’azienda statunitense CarbonQuest, ad esempio, propone sistemi modulari specificamente pensati per edifici commerciali. Nella documentazione tecnica pubblica dichiara sei taglie standard, con capacità che vanno da circa 500 fino a 16.800 tonnellate di CO₂ all’anno per singolo sistema, installabili in spazi tecnici esistenti o in strutture esterne dedicate. Si tratta di numeri dichiarati dall’azienda, ma indicano una direzione chiara: la cattura non è più solo una questione industriale, può diventare una strategia di portafoglio immobiliare.

Accanto a questo modello “retrofit urbano” si sta sviluppando una versione più radicale: la Direct Air Capture (DAC) miniaturizzata, cioè la cattura della CO₂ direttamente dall’aria.

La sfida dell’aria: tecnologia e limiti fisici

Catturare CO₂ dall’aria è molto più complesso. La concentrazione atmosferica è intorno alle 420 parti per milione: una diluizione che rende il processo energivoro.

Uno studio pubblicato su Sustainable Energy & Fuels riporta, per configurazioni attuali di DAC, un fabbisogno dell’ordine di circa 1,5 MWh di energia elettrica per tonnellata di CO₂ catturata, a cui può aggiungersi energia termica a seconda del processo. È un ordine di grandezza, non un valore universale: dipende dalla tecnologia (sorbenti solidi o solventi liquidi), dall’integrazione termica e dalla scala impiantistica.

Anche i costi restano elevati. Un’analisi riportata su Communications Engineering (Nature Portfolio), citando dati IEA 2024, indica che i costi di cattura per sistemi DAC possono arrivare fino a circa 340 dollari per tonnellata per configurazioni a solvente liquido e fino a 540 dollari per tonnellata per sistemi a sorbente solido. Sono valori “fino a”, che possono variare sensibilmente e non sempre includono trasporto e stoccaggio.

In altre parole: la tecnologia è reale, ma non ancora economica su larga scala.

I primi impianti urbani dimostrativi

Nonostante questo, i progetti pilota stanno aumentando. Mission Zero Technologies, società britannica, ha avviato nel Regno Unito un impianto containerizzato capace di catturare fino a 250 tonnellate di CO₂ all’anno dall’aria, secondo quanto riportato nei propri documenti tecnici. La CO₂ catturata viene utilizzata per produrre materiali da costruzione carbonati, stabilizzando il carbonio in forma minerale.

È un esempio importante perché mostra un’integrazione possibile tra cattura, utilizzo e settore edilizio. Non si tratta solo di rimuovere CO₂, ma di inserirla in una filiera urbana.

Parallelamente, il mercato dei carbon removal credits sta diventando più strutturato. Standard internazionali stanno rafforzando i criteri di integrità e verificabilità, mentre grandi corporate globali hanno già avviato acquisti di crediti derivanti da rimozioni tecnologiche. Allo stesso tempo, il settore non nasconde le difficoltà: alcune aziende del comparto hanno recentemente segnalato che la riduzione dei costi procede più lentamente del previsto. Il quadro è quindi in evoluzione, non ancora consolidato.

Architettura come infrastruttura climatica

Se queste tecnologie dovessero maturare, l’impatto sul settore immobiliare sarebbe significativo.

Finora l’edificio sostenibile è stato definito da ciò che non consuma. Domani potrebbe essere definito anche da ciò che rimuove. Un portafoglio di immobili dotato di sistemi di cattura potrebbe contribuire non solo alla riduzione delle emissioni operative, ma alla generazione di rimozioni certificate — a condizione che i sistemi di misurazione, reporting e verifica siano solidi.

Non si tratta di immaginare grattacieli trasformati in giganteschi aspiratori d’aria, ma di pensare alla città come rete distribuita di micro-infrastrutture climatiche. In alcuni casi intercettando emissioni prima che vengano disperse; in altri, rimuovendole dall’aria con moduli alimentati da energia a basse emissioni.

La carbon capture distribuita non è una soluzione immediata né economica. Ma è un segnale. Dopo aver lavorato su efficienza e produzione rinnovabile, il prossimo capitolo della decarbonizzazione urbana potrebbe riguardare la gestione attiva del carbonio a scala di edificio.

La domanda non è più soltanto come costruire città che emettano meno.
È se possiamo costruire città che contribuiscano, in modo misurabile, a riequilibrare il clima.

PENSIERO21 – VISIONI TECNICHE, IDEE, INNOVAZIONE E CULTURA PER IL FUTURO

Il Salone Internazionale del Libro di Torino: immaginare il domani attraverso la cultura

A cura di Gabriele Viale, Ufficio Comunicazione

“Il mondo salvato dai ragazzini”: con queste parole il Salone Internazionale del Libro di Torino apre uno sguardo sul futuro. Annunciato il 4 febbraio da Annalena Benini nell’Aula Magna del Politecnico di Torino, il tema della XXXVIII edizione riprende l’opera di Elsa Morante e la trasforma in un manifesto di speranza, poesia e immaginazione condivisa. Un libro chiave della letteratura italiana, che ancora oggi restituisce ai lettori una molteplicità di interpretazioni e prospettive.

Un vero e proprio inno poetico capace di attraversare forme e generi: il Salone ne raccoglie la tensione ideale, una visione sul presente che non rinuncia alla speranza e che riconosce nelle nuove generazioni una forza per immaginare e trasformare.

Ed è al talento trasformativo dell’illustratrice Gabriella Giandelli che il Salone ha affidato il proprio manifesto. L’immagine mostra un gruppo di ragazze e ragazzi nascosti dietro un muro vegetale, di cui vediamo solo i volti. La vegetazione che li protegge si fa simbolo di una vitalità prorompente, in cui fantastico e realtà convivono e si alimentano a vicenda.

Il senso di comunità nell’epoca digitale

Ci sono libri capaci di superare la prova del tempo. Rimangono attuali nonostante i mutamenti sociali e culturali in atto. Se c’è un obiettivo che il Salone si è prefissato, fin dalla sua nascita, è quello di cogliere lo spirito del tempo e di condividere la propria visione adattandosi alle innovazioni.

L’oggetto libro è, nella sua essenza, poco perfezionabile. La sua “anima” vive nel testo scritto: il supporto è cambiato e continuerà a cambiare, ma la sua forza resta nel testo e nella relazione che sa generare. La comunità dei lettori lo sa, e la passione che rimane e si alimenta nel corso del tempo è in parte legata a questo aspetto.

In un’epoca in cui la tecnologia permea ogni lato della vita delle persone è fondamentale trovare spazi comunitari, in cui incontrarsi fisicamente per riconoscersi nell’altro. La continua crescita della manifestazione ne è il risultato più evidente.

Tutto il lavoro svolto sul programma è votato al mondo che verrà. La selezione degli ospiti, degli incontri e dei progetti si sviluppa per essere una proiezione, uno slancio. Perché nelle fasi di transizione sono spesso gli sguardi più giovani a cogliere ciò che ancora non è evidente.

La lezione inaugurale

Anche quest’anno l’edizione si aprirà con una lezione inaugurale, che sarà tenuta da Zadie Smith, una delle voci internazionali più autorevoli e importanti della letteratura contemporanea. La scrittrice inglese, che si muove da sempre con disinvoltura tra forme letterarie diverse per esplorare temi come l’identità culturale e la razza, terrà una lezione dal titolo Ogni cosa era estrema. Ed è tuttora così. Una riflessione sull’adolescenza.

L’autrice, con il suo sguardo attento, è sempre riuscita a interpretare gli eventi dell’attualità, e proporrà una riflessione sui cambiamenti culturali e sociali in corso.

La nuova sezione: una curatela affidata ai giovani

Restano le otto sezioni delle due edizioni precedenti che sono state confermate con i relativi curatori e curatrici: la sezione ARTE a cura di Melania G. Mazzucco, la sezione CINEMA a cura di Francesco Piccolo, la sezione CRESCERE a cura di Matteo Lancini, la sezione EDITORIA a cura di Teresa Cremisi, la sezione INFORMAZIONE con il curatore Francesco Costa, la sezione LEGGEREZZA con la curatrice Luciana Littizzetto, la sezione ROMANCE a cura di Erin Doom e la sezione ROMANZO a cura di Alessandro Piperno. Ogni sezione includerà nuovi ospiti, tra cui spiccano i nomi di Paola Cortellesi e Orietta Berti, che parteciperanno rispettivamente ai cicli dedicati CINEMA e LEGGEREZZA.

La grande novità di quest’anno è IL MONDO SALVATO DAI RAGAZZINI, la nona sezione della manifestazione, che rappresenta il naturale sviluppo di un lavoro che il Salone porta avanti da oltre vent’anni. L’idea alla base della scelta è semplice: per comprendere il presente, e immaginare il futuro, è importante ascoltare chi lo vive oggi. Non più solo pubblico, ma una voce attiva. La sezione è curata da ragazze e ragazzi già coinvolti in diverse attività del Salone, ai quali è stata affidata la responsabilità completa della curatela. In questo modo, il Salone riconosce concretamente il loro ruolo e ne valorizza l’autorevolezza, facendo dell’ascolto un elemento strutturale del programma. Il primo appuntamento, L’amore ai tempi del like tattico, li vedrà protagonisti in prima persona in un confronto aperto con il pubblico, guidato da Luca Dodaro, ideatore del format Illuminashow. Un dialogo spontaneo che intende restituire la complessità con cui le nuove generazioni vivono il rapporto tra socialità digitale e vita reale.

Ospiti internazionali: tra novità e grandi ritorni

Il Salone conferma il suo impegno a superare i confini geografici e linguistici, valorizzando ogni partecipazione internazionale.

Spicca l’atteso ritorno di Emmanuel Carrère, la presenza di Valeria Luiselli, David Grossman e Irvine Welsh. Tra gli altri ospiti figurano Ece Temelkuran, Abraham Verghese, Lea Ypi e Guillermo Arriaga, oltre a Hervé Tullet, Guillaume Perreault e Magali Bonniol.

Grecia Paese Ospite, Umbria Regione Ospite

L’edizione 2026 vedrà la Grecia come Paese Ospite d’Onore. Nel suo intervento, il Viceministro della Cultura Iasonas Fotilas, a nome della Ministra Lina Mendoni, ha ricordato come la presenza ellenica a Torino sia parte di un dialogo millenario con l’Italia, che attraversa filosofia, letteratura, arte e diritto e ha contribuito alla formazione del pensiero europeo.

Accanto al Paese Ospite, l’Umbria sarà Regione ospite dell’edizione. Il programma umbro valorizza la lettura e l’editoria come strumenti culturali fondamentali e, in occasione dell’ottavo centenario di San Francesco e delle celebrazioni dedicate a Dario Fo, propone iniziative che uniscono tradizione spirituale e attenzione alla contemporaneità, con un interesse particolare al fumetto, ai comics e ai manga, settori in cui il territorio eccelle.

La XXXVIII edizione si configura così come un momento di continuità e rinnovamento. Tra conferme e nuove responsabilità affidate ai più giovani, il Salone non si limita a raccontare il presente, ma prova a rielaborarlo attraverso il dialogo, offrendo uno spazio in cui l’immaginazione diventa pratica culturale condivisa.

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