AMPLIFICHIAMO IDEE, VALORIZZIAMO CONNESSIONI.

NEXTHORIZONESPLORANDO NUOVE FRONTIERE DELL’INNOVAZIONE

In collaborazione con 012factory Spa Società Benefit, incubatore certificato dal Mimit e B Corp

L’innovazione è robopoiesi

L’innovazione non comincia in un garage. Comincia molto prima, nelle pieghe della lingua e del numero, dove una comunità decide come ricordare, misurare, connettere. È il filo che André Ourednik chiama “robopoiesi”: la capacità umana di costruire dispositivi che non si limitano a calcolare ma a generare, a sorprendere, a eccedere l’intenzione del programmatore. È un’immagine potente perché scardina il mito dell’inventore solitario e restituisce all’innovazione il suo carattere corale, infrastrutturale, quasi urbano: come una città, l’IA è un’opera collettiva che sedimenta saperi, regole, scambi. Se l’abbiamo dimenticato, è forse perché ci seduce l’idea del colpo di genio; ma il futuro, più che di geni, ha bisogno di giardinieri della conoscenza.

Dove e quando

Da questa lente, anche i dati sull’occupabilità cambiano sapore. Se tutto è infrastruttura di sapere, allora la scelta dell’ateneo pesa quanto – e talvolta più – della disciplina: la ricerca di AlmaLaurea letta dall’Osservatorio Talents Venture mostra scarti fino al 50-60% tra sedi diverse nelle aree umanistiche e sociali. È un modo per dire che l’innovazione non è solo cosa si studia ma dove si impara ad apprendere, con quali reti, quali docenti, quali ecosistemi di stage e impresa.

C’è poi una sorpresa anagrafica che spiazza gli stereotipi: l’imprenditoria che riparte a settant’anni. Non è un vezzo, è un fenomeno che cresce perché le barriere tecnologiche all’ingresso si abbassano mentre l’esperienza accumulata diventa vantaggio comparato. È il controcanto di una società che invecchia ma non si arrende, e che forse proprio per questo può innovare con maggiore cura.

Costruire infrastrutture

Eppure, l’innovazione non vive nel vuoto: respira l’aria dei mercati. Nelle settimane in cui Washington sfiora o attraversa lo shutdown, il rubinetto delle IPO si chiude e le startup che dipendono da contratti federali o dal timbro della FDA sentono scricchiolare i flussi. Il venture – soprattutto quello di frontiera, dalla difesa alla biotech – paga l’incertezza come un costo occulto. È un promemoria: senza istituzioni funzionanti, le promesse della tecnologia arrancano.

Intanto, i campioni dell’IA fanno la cosa più poco romantica del mondo: costruiscono infrastrutture. Non bastano algoritmi sempre più intelligenti, serve la muscolatura materiale – chip, data center, energia – per farli correre. Gli accordi incrociati tra sviluppatori e produttori di semiconduttori, gli acquisti in largo anticipo di capacità computazionale, le alleanze con i grandi del cloud raccontano la metamorfosi di una software company in utilities digitali, con fabbisogni di potenza che si misurano in gigawatt.

Chi inventa, chi migliora

E il mondo reale chiede soluzioni. A Bergamo, Brembo mette un chip di futuro nei freni investendo in Hydrospark, tecnologia per celle a ossido solido che promette stoccaggi e conversioni d’idrogeno più efficienti. In parallelo, Torino ospita un gesto di pragmatismo climatico: CarpeCarbon prova a ridurre a quasi zero l’energia della cattura diretta dall’aria sfruttando calore solare e di scarto, con filtri che agguantano la CO₂ come velcro molecolare.

Poi c’è l’innovazione che non inventa: migliora. Bending Spoons non si mette in posa come fabbrica di genio puro: compra prodotti digitali sottoutilizzati e li rafforza, li integra, li rilancia. Evernote e WeTransfer sono già nel carrello; all’orizzonte, dossier come AOL e Vimeo raccontano un’Europa capace di gioco lungo, di debt raise mirati e operazioni di scala. È un ibrido interessante, metà private equity, metà product company, che suggerisce una via italiana all’innovazione: meno mito dell’eroe, più artigianato industriale.

Intanto, il Nobel alla chimica ci ricorda che l’innovazione migliore è spesso la pazienza: i MOF – spugne molecolari con una superficie che, in un grammo, equivale a un campo da calcio – hanno richiesto decenni di ricerca per arrivare a applicazioni che oggi toccano CO₂, PFAS, idrogeno. È il trionfo del lungo periodo in un’epoca di trimestri.

Un ecosistema di responsabilità

Se c’è un filo che tiene insieme queste storie, è che l’innovazione è un ecosistema di responsabilità. Richiede università che non insegnino solo contenuti ma mestiere della conoscenza; richiede mercati che finanzino infrastrutture, non solo narrazioni; richiede regole semplici che non disinneschino il rischio ma lo orientino; richiede imprenditori di vent’anni e di settanta, ingegneri e poeti, algoritmi e MOF. Forse il motto da tenere a mente è una frase semplice: “Non innamorarti della tua soluzione, innamorati del problema”. È lì, nel problema condiviso, che la robopoiesi torna ad essere ciò che è sempre stata: un’arte collettiva del possibile.

REGOLA21LE NORMATIVE E I BANDI CHE CONTANO

Fondo per la Transizione Industriale

L’incentivo per le imprese che investono nella tutela ambientale

Con il Decreto Direttoriale del 18 luglio 2025, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha aperto il terzo sportello del Fondo per la Transizione Industriale, lo strumento che sostiene le imprese impegnate nella riduzione dell’impatto ambientale e nella decarbonizzazione dei processi produttivi.

Gestito da Invitalia, il Fondo dispone di una dotazione complessiva di 134 milioni di euro e rappresenta uno dei principali strumenti nazionali a supporto della transizione ecologica e della competitività del sistema produttivo.
La misura mira ad accompagnare le aziende verso un modello industriale più sostenibile, efficiente e resiliente, in linea con le politiche europee per la lotta ai cambiamenti climatici.

Un obiettivo chiaro: trasformare l’industria in chiave sostenibile

Il Fondo finanzia progetti che favoriscono l’adeguamento dei sistemi produttivi alle politiche europee in materia di energia e clima.
Le imprese possono presentare una domanda per ciascuna unità produttiva, anche combinando più obiettivi ambientali all’interno dello stesso programma di investimento.

Gli interventi devono riguardare il miglioramento dei processi produttivi esistenti, senza incrementare la capacità complessiva di produzione oltre il 20% rispetto alla situazione precedente, e non possono consistere nel semplice adeguamento a norme già in vigore.

Le linee di intervento

Il Fondo sostiene progetti finalizzati a due principali obiettivi ambientali:

  • Maggiore efficienza energetica: interventi che riducono i consumi e migliorano le prestazioni energetiche delle unità produttive.

  • Uso efficiente delle risorse: investimenti per ridurre l’impiego di materie prime, favorire riuso, riciclo e riduzione dei rifiuti.

Possono essere ammessi anche programmi che integrano entrambi gli obiettivi, con interventi che mirano a rendere i cicli produttivi più sostenibili e competitivi.

Agevolazioni e intensità degli aiuti

Le agevolazioni sono concesse esclusivamente sotto forma di contributo a fondo perduto, nel rispetto delle intensità massime previste dal Regolamento GBER.
L’intensità di aiuto può variare dal 25% al 65% delle spese ammissibili, in base alla tipologia di progetto, alla dimensione dell’impresa e all’area geografica di realizzazione.

Il 50% delle risorse è riservato alle imprese energivore, mentre almeno il 40% è destinato a progetti localizzati nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).

I programmi devono avere un valore compreso tra 3 e 20 milioni di euro e una durata massima di 36 mesi, prorogabile di un anno.
Sono ammissibili le spese per:

  • suolo aziendale e relative sistemazioni (entro il 10% dell’investimento complessivo);

  • opere murarie e assimilate (fino al 40%, se funzionali agli obiettivi ambientali);

  • impianti, macchinari e attrezzature nuove;

  • software, brevetti, licenze e know-how;

  • formazione del personale.

Scadenze e modalità di presentazione

Le domande di agevolazione possono essere presentate dal 17 settembre al 10 dicembre 2025 (ore 12:00) attraverso la piattaforma online di Invitalia.
Le proposte saranno valutate con procedura a graduatoria, sulla base di criteri ambientali misurabili come:

  • riduzione dei consumi energetici (in TEP);

  • risparmio di risorse e materie prime (in tonnellate);

  • miglioramento della gestione dei rifiuti e delle emissioni.

Sono inoltre previsti punteggi premiali per le imprese in possesso di certificazioni ambientali (ISO 14001, EMAS, ISO 50001), rating di legalità o certificazione di parità di genere.

Un incentivo strategico per la competitività verde

Il Fondo per la Transizione Industriale si conferma una leva strategica per accompagnare la trasformazione del sistema produttivo italiano.
Un sostegno concreto per le imprese che scelgono di innovare processi, prodotti e modelli di business, riducendo l’impatto ambientale e migliorando la propria competitività.

Con questa nuova edizione, lo Stato rinnova il proprio impegno verso una crescita industriale sostenibile, basata su efficienza energetica, economia circolare e tecnologie a basse emissioni: un passo deciso verso un futuro più verde, intelligente e competitivo.

AGENDA21GLI APPUNTAMENTI DEL MESE DA NON PERDERE

ECOMONDO 2025 – LA RIPARTENZA DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

4 – 7 novembre 2025 – Rimini Expo Centre, Rimini

Dal 4 al 7 novembre 2025, torna a Rimini Expo Centre Ecomondo, il principale appuntamento europeo dedicato alla transizione ecologica, all’economia circolare e alle tecnologie per la sostenibilità.
Un evento che, anno dopo anno, si conferma punto di riferimento per imprese, istituzioni, centri di ricerca e stakeholder impegnati nella costruzione di un futuro più verde, efficiente e competitivo.

Cuore dell’edizione 2025 sarà il dialogo tra innovazione tecnologica, finanza e politiche europee per la decarbonizzazione. In un momento cruciale per l’attuazione del Green Deal europeo, Ecomondo offrirà uno spazio di confronto concreto su strategie, strumenti e modelli per accelerare la transizione energetica, favorendo la collaborazione tra imprese, ricerca e pubblica amministrazione.

Saremo presenti anche noi a Ecomondo 2025, come coordinatori e moderatori della tavola rotonda organizzata da Il Sole 24 Ore, dal titolo “L’European Green Deal in concreto: strumenti per realizzare la transizione energetica”, in programma giovedì 6 novembre alle ore 15:00.
L’incontro, moderato da Luca Rollino, CEO di Xori Group, sarà un momento di confronto tra rappresentanti del mondo industriale, energetico e finanziario per discutere soluzioni concrete e strumenti operativi capaci di trasformare gli obiettivi del Green Deal europeo in azioni reali e misurabili.

La tavola rotonda metterà in dialogo gestori di patrimoni immobiliari, multiutility, produttori di tecnologie innovative ed esperti in diritto ambientale e incentivi, offrendo una visione multidisciplinare e pragmatica della transizione energetica. L’obiettivo: comprendere come il sistema produttivo italiano possa trarre vantaggio dalla spinta europea verso l’economia verde, unendo competenze industriali, economiche e tecnologiche.

Ecomondo 2025 si conferma così non solo come una vetrina internazionale per la green economy, ma come un vero laboratorio di idee e soluzioni concrete per il futuro dell’energia, dell’ambiente e delle città.
Un’occasione per fare rete, condividere visioni e costruire insieme un modello di sviluppo sostenibile e competitivo per l’Italia e per l’Europa.

Scopri di più: https://www.ecomondo.com/it

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ARTISSIMA 2025 – ARTE CONTEMPORANEA IN SCENA A TORINO

31 ottobre – 2 novembre 2025 – OVAL Lingotto Fiere, Torino

Un appuntamento d’eccellenza per riscoprire, esplorare e innovare nel mondo dell’arte

Dal 31 ottobre al 2 novembre 2025, torna a Torino, presso l’Oval Lingotto Fiere (Via Nizza 294), ARTISSIMA, la fiera internazionale dedicata esclusivamente all’arte contemporanea. Giunta alla sua trentaduesima edizione, l’evento continua a confermarsi una vetrina di ricerca, sperimentazione e visione internazionale, richiamando gallerie, artisti, curatori e collezionisti da tutto il mondo.

ARTISSIMA si articola in sezioni consolidate — come Main Section, Monologue/Dialogue, New Entries, Art Spaces & Editions — e in tre sezioni curate dedicate rispettivamente agli artisti emergenti (Present Future), ai pionieri dell’arte contemporanea (Back to the Future) e al disegno (Disegni). Tra installazioni, performativi, progetti site-specific e dialoghi tra generazioni, la fiera propone una lettura dinamica e profonda del contemporaneo.

Durante i tre giorni, i visitatori avranno la possibilità di partecipare a talk, visite curatoriali, eventi collaterali e confronti con protagonisti internazionali del settore, in un contesto che unisce il fascino della città di Torino alla vitalità del suo sistema culturale. È un’occasione ideale non solo per ammirare opere e scoprire nuovi talenti, ma anche per attivare relazioni, network e futuri progetti.

In un momento in cui l’arte contemporanea gioca un ruolo sempre più centrale nella riflessione sociale, culturale e urbana, ARTISSIMA 2025 offre un palcoscenico in cui l’innovazione dialoga con la tradizione, la ricerca si sposa con l’accessibilità, e la città diventa laboratorio di creatività globale.

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RESTRUCTURA 2025 – COSTRUIRE IL FUTURO RIPARTENDO DALL’ESISTENTE

13-15 novembre 2025 – OVAL Lingotto Fiere, Torino


Innovazione, sostenibilità e riqualificazione al centro del dibattito
Dal 13 al 15 novembre 2025, torna a Torino – presso l’Oval Lingotto FiereRestructura, il salone dedicato alla ristrutturazione, al recupero e alla riqualificazione del costruito.
Un appuntamento consolidato per professionisti, imprese e istituzioni, che quest’anno si concentra sui temi della sostenibilità ambientale, dell’innovazione tecnologica e della rigenerazione urbana.

Attraverso incontri, workshop e spazi espositivi, Restructura 2025 offrirà una panoramica sulle nuove soluzioni per l’edilizia sostenibile: dai materiali performanti ai sistemi digitali per la gestione del costruito, fino agli strumenti per migliorare l’efficienza energetica e ridurre l’impatto ambientale degli edifici.

Torino, da sempre città laboratorio per l’innovazione architettonica e tecnologica, diventa così il punto di riferimento per chi vuole scoprire come l’edilizia del futuro possa nascere dal recupero intelligente del patrimonio esistente.

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XORIHIGHLIGHTS – I NOSTRI RACCONTI DI INNOVAZIONE E CRESCITA

XORI RETAIL: Architettura e ingegneria insieme per il retail di domani

La capacità di leggere i cambiamenti e trasformarli in opportunità è ciò che distingue le realtà pronte a innovare da quelle che si limitano ad adattarsi.
È da questa visione che nasce XORI RETAIL, la nuova Business Unit del Polo Ingegneria di Xori Group, frutto della collaborazione tra MCM, LESS e MAAS: tre eccellenze che uniscono competenze ingegneristiche, progettuali e di design per dare forma al retail di domani.

Un punto di incontro tra la creatività dell’architettura e la precisione dell’ingegneria.

Un modello di progettazione integrata

XORI RETAIL si fonda su un approccio multidisciplinare che combina architettura, ingegneria e analisi dei flussi per creare spazi che ottimizzano l’esperienza in-store e valorizzano l’identità del brand.
Grazie a una struttura integrata che coinvolge oltre 100 professionisti e una rete di partner qualificati, la Business Unit offre un servizio completo:
dalla progettazione impiantistica — elettrica, meccanica, speciale e antincendio — alla direzione lavori, sicurezza, project management e collaudi.

Ogni intervento è gestito con il rigore tecnico tipico dell’ingegneria e la sensibilità progettuale dell’architettura, garantendo tempi certi, qualità esecutiva e coerenza tra concept e realizzazione.

L’eredità di MAAS: quando il design incontra la strategia

Fondata nel 2000 dagli architetti Alfonso Carino e Fabrizio Gianotti, MAAS rappresenta un punto di riferimento nel retail design italiano.
La filosofia dello studio nasce dall’equilibrio tra sperimentazione e rigore tecnico, unendo la ricerca estetica alla funzionalità degli spazi.
Ogni progetto è pensato come un’esperienza: un luogo dove architettura e brand dialogano, creando valore tangibile per chi lo vive e per chi lo gestisce.

L’ingresso di MAAS all’interno di XORI RETAIL porta con sé questa visione, arricchendo la competenza ingegneristica di MCM e LESS con un know-how architettonico di alto profilo, consolidato in oltre vent’anni di attività.

La forza della collaborazione

In un mercato dove i punti vendita diventano ecosistemi esperienziali, XORI RETAIL si propone come interlocutore unico per i brand che vogliono coniugare innovazione, qualità e sostenibilità.
La collaborazione tra le tre società del gruppo permette di offrire una regia progettuale e tecnica completa, capace di gestire progetti complessi con precisione ingegneristica e visione architettonica.

Ogni nuovo spazio viene concepito come un organismo vivo: efficiente dal punto di vista impiantistico, accogliente per chi lo attraversa e sostenibile per chi lo gestisce.

Un nuovo paradigma per il retail

Il mondo del retail sta cambiando. Gli spazi commerciali non sono più semplici luoghi di acquisto, ma esperienze in cui tecnologia, design e comfort si fondono per raccontare una storia.
XORI RETAIL nasce per accompagnare questa evoluzione, costruendo ponti tra ingegneria e creatività, tra performance e identità.

Nel dialogo continuo tra estetica e funzionalità, XORI RETAIL rappresenta il nuovo volto del retail contemporaneo: una sintesi perfetta di visione architettonica e competenza tecnica, al servizio dei brand che guardano al futuro.

FOCUS ESG – GOVERNANCE, AMBIENTE E SOCIETA’ AL CENTRO DEL CAMBIAMENTO

Scope 1: dove inizia la sostenibilità

Ogni percorso di sostenibilità inizia da una domanda semplice ma cruciale: quanto impatto generiamo, davvero?
Capire la risposta significa guardare dentro le proprie attività quotidiane, misurare ciò che accade dentro l’azienda e trasformare i dati in consapevolezza. È qui che entra in gioco lo Scope 1, la prima e più diretta delle tre categorie di emissioni definite dal Greenhouse Gas Protocol (GHG Protocol), il sistema internazionale più diffuso per misurare e gestire i gas serra.

Lo Scope 1 rappresenta tutto ciò che un’azienda emette “in casa”, attraverso le proprie operazioni. Parliamo delle caldaie che riscaldano gli uffici, dei forni industriali, dei camion che consegnano i prodotti, ma anche dei condizionatori che – silenziosamente – possono rilasciare gas serra in atmosfera. Sono le emissioni dirette, quelle su cui l’impresa ha pieno controllo. Se un motore gira, se un impianto consuma combustibile, se un refrigerante fuoriesce da un circuito: tutto questo è Scope 1.

Comprenderlo e misurarlo è il primo passo per una governance ambientale solida. Non si tratta solo di un obbligo tecnico o di un indicatore nei report di sostenibilità, ma di una scelta di responsabilità. Misurare le proprie emissioni dirette significa riconoscere ciò che si può cambiare subito. È un’azione che parla di trasparenza e di impegno concreto, ben lontana dalle dichiarazioni di principio.

Misurare lo Scope 1 è anche relativamente semplice, perché riguarda dati già disponibili: i metri cubi di metano consumati, i litri di gasolio acquistati, la quantità di refrigerante ricaricato. Ma dietro questi numeri c’è molto di più: c’è la possibilità di prendere decisioni che cambiano davvero le cose.
Un’azienda che sceglie di sostituire una vecchia caldaia con un sistema a pompe di calore, che elettrifica la propria flotta o che adotta piani di manutenzione per ridurre le perdite di gas refrigeranti, non sta solo migliorando le proprie performance: sta riscrivendo il proprio impatto sul pianeta.

Le emissioni dirette rappresentano la parte più visibile dell’impronta di carbonio di un’impresa. Ed è proprio per questo che ridurle è una priorità: perché significa agire dove si ha il massimo controllo. La transizione verso il “net zero” non può che iniziare da qui — da ciò che produciamo, muoviamo e consumiamo ogni giorno.

Lo Scope 1 è la base del cambiamento. È il punto in cui la sostenibilità smette di essere un concetto astratto e diventa un gesto concreto: accendere una caldaia più efficiente, scegliere un carburante alternativo, evitare una perdita invisibile ma dannosa.
In un mondo che chiede alle imprese di essere parte della soluzione, partire dalle proprie emissioni dirette significa scegliere la strada più onesta e, forse, la più rivoluzionaria: quella che comincia da sé.

INSIDE THE X – DIETRO LE QUINTE DI XORI

Gateway per il futuro: investire nella greater bay area

Un confronto tra Italia e Hong Kong sulle opportunità di sviluppo e innovazione

Si è tenuto oggi presso la sede di Xori Group in via Maria Vittoria 18 a Torino l’incontro “Gateway per il Futuro: Investire nella Greater Bay Area”, organizzato da The Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao, Invest Hong Kong Italia e Hong Kong Trade Development Council, con la collaborazione di Xori Group come partner e host dell’evento.

Un appuntamento che ha offerto spunti di grande interesse sull’evoluzione dell’ecosistema economico e tecnologico di Hong Kong e della Greater Bay Area (GBA) — uno dei poli di innovazione più dinamici al mondo, che riunisce Hong Kong, Macao e nove città della provincia del Guangdong, con un PIL complessivo di circa 2.000 miliardi di dollari e una popolazione di oltre 87 milioni di persone.

Durante l’incontro, introdotto e moderato dal CEO di Xori Group, Luca Rollino, si sono confrontati Gianluca Mirante (Director Italy, Cyprus, Greece & Malta di HKTDC), Stefano De Paoli (Principal Consultant di Invest Hong Kong Italia) e Caterina Bernardini de Pace (General Manager della Camera di Commercio Italiana a Hong Kong e Macao), che hanno approfondito le opportunità di internazionalizzazione, innovazione e investimento offerte dal mercato asiatico.

Hong Kong e la Greater Bay Area: un hub in crescita

Dalle presentazioni è emersa una fotografia chiara: Hong Kong è tornata a essere un hub strategico per finanza, tecnologia e commercio internazionale, registrando nel 2025 una crescita del PIL del 3,1% e oltre 45 milioni di visitatori, con quasi 10.000 multinazionali già presenti sul territorio.

La Greater Bay Area, con città come Shenzhen e Guangzhou, rappresenta oggi un laboratorio avanzato per AI, robotica e manifattura high-tech, dove la produzione di veicoli elettrici è cresciuta del +29,9% nel primo trimestre 2025 e il settore della robotica industriale ha segnato un aumento del +31,3%.
Un ecosistema che combina finanza e innovazione, sostenuto da politiche di incentivo, fondi per R&D e una forte collaborazione pubblico-privato, con Hong Kong nel ruolo di ponte tra la Cina continentale e il mondo.

Un evento ricco di spunti e prospettive

L’incontro ha rappresentato un’occasione di dialogo tra il mondo imprenditoriale italiano e le istituzioni di Hong Kong, evidenziando come la sinergia tra competenze industriali, digitali e finanziarie possa aprire nuove traiettorie di sviluppo per le imprese che guardano all’Asia.

Come sottolineato da Luca Rollino nel suo intervento, “la capacità di innovare e connettere mondi diversi è ciò che trasforma le opportunità in valore reale. Hong Kong e la Greater Bay Area offrono un modello di ecosistema dove tecnologia, capitale umano e visione convergono in modo concreto e strategico”.

L’evento si è concluso con un momento di networking tra i partecipanti, confermando l’interesse crescente verso l’Asia come motore di sviluppo e innovazione globale e rafforzando il ruolo di Xori Group come piattaforma di incontro tra imprese, istituzioni e territori.

XPLORATION – SCOPERTE E INNOVAZIONI CHE SORPRENDONO

Dal drone al germoglio

Così la tecnologia sta riportando la vita nei deserti

C’è un’immagine che racconta meglio di tante parole la speranza del nostro tempo: un drone che vola sopra il deserto e lascia cadere piccole sfere di semi nella sabbia.
Non è un film di fantascienza, ma una delle nuove frontiere della sostenibilità. Oggi, in diverse parti del mondo, l’intelligenza artificiale e la robotica stanno contribuendo a rigenerare aree desertiche e degradate, dove fino a pochi anni fa nessuno avrebbe pensato fosse possibile far ricrescere la vita.

Secondo l’UNCCD (United Nations Convention to Combat Desertification), il 40% della superficie terrestre è già degradato e oltre 1,3 miliardi di persone vivono in aree a rischio. In questo scenario, la rigenerazione dei suoli non è solo una questione ambientale, ma una sfida sociale e geopolitica.

Quando la tecnologia impara a seminare

Il principio è semplice ma rivoluzionario: usare flotte di droni intelligenti per analizzare il terreno, scegliere i punti giusti e seminare in modo mirato, riducendo sprechi e aumentando le probabilità di germinazione.

Prima del lancio dei semi, modelli di intelligenza artificiale elaborano dati satellitari e rilievi multispettrali per individuare le micro-aree più fertili. I droni mappano il suolo con precisione centimetrica e rilasciano capsule biodegradabili – contenenti semi, nutrienti e gel idratanti – esattamente dove serve.
Una volta terminata la semina, tornano a monitorare la crescita con immagini ad alta risoluzione, aggiornando i modelli AI e permettendo agli esperti di capire dove intervenire.

Nei trial condotti ad Abu Dhabi dall’Environment Agency locale, i droni riescono a coprire fino a 60 ettari al giorno e a piantare fino a 53 specie diverse di piante native, registrando la posizione di ogni seme per il monitoraggio successivo.
Un risultato ancora sperimentale, ma che dimostra quanto la tecnologia possa amplificare l’impatto delle iniziative di riforestazione.

Dal Kosovo alla Cina: esperimenti di rinascita

In Kosovo, un piccolo paese balcanico che ogni anno perde centinaia di ettari di bosco a causa di incendi e disboscamento illegale, i droni hanno iniziato a sostituire gli uomini.
Qui, la ONG Sustainability Leadership Kosova, in collaborazione con la startup croata Project 02, utilizza velivoli capaci di piantare un ettaro di terreno in circa due ore, rilasciando “seed balls” di tiglio e pino avvolte in argilla e nutrienti naturali.
Il tasso di germinazione stimato si aggira attorno al 25–30%: non altissimo, ma sufficiente a far rinascere zone che, senza l’aiuto della tecnologia, sarebbero rimaste spoglie.

Nel frattempo, anche in Asia si sperimenta su scala monumentale. In Cina, il governo ha annunciato nel 2024 il completamento di una “cintura verde” lunga 3.000 chilometri attorno al deserto del Taklamakan, nella regione dello Xinjiang.
Il progetto, noto come Three-North Shelterbelt Program, ha contribuito a ridurre la quota di territorio desertico nazionale dal 27,2% al 26,8% in meno di dieci anni.
Qui i droni vengono usati per monitorare e piantare nuovi alberi, integrando la tecnologia alle tradizionali pratiche di riforestazione.

Diverso ma complementare è il caso della Great Green Wall africana, un’iniziativa dell’Unione Africana che attraversa 11 paesi del Sahel per contrastare l’avanzata del Sahara.
L’obiettivo – ripristinare 100 milioni di ettari entro il 2030 e creare milioni di posti di lavoro verdi – è lontano, ma il progetto ha già portato risultati tangibili in Senegal, Etiopia e Niger.
Qui, l’uso dei droni per la mappatura e la sorveglianza delle aree piantate sta diventando una componente chiave per accelerare i progressi.

Quando il deserto resiste

Nonostante i progressi, la strada è ancora lunga.
Le difficoltà non mancano: tassi di sopravvivenza bassi nei contesti aridi, costi di manutenzione elevati, necessità di selezionare accuratamente le specie autoctone e, soprattutto, la fragilità dei risultati nel tempo.

Un esempio emblematico arriva proprio dal Kosovo: molti germogli muoiono durante i primi mesi per mancanza d’acqua o erosione del suolo.
Lo stesso accade nei progetti africani, dove l’assenza di infrastrutture per la manutenzione e il coinvolgimento limitato delle comunità locali compromettono la durata delle nuove piantagioni.

Gli esperti avvertono anche del rischio opposto: piantare troppo, troppo in fretta. In alcune aree della Cina settentrionale, un eccesso di specie non adatte ha finito per consumare risorse idriche già scarse, dimostrando che la riforestazione non è una semplice questione di quantità, ma di equilibrio ecologico.

La speranza che vola

C’è però qualcosa di profondamente simbolico in questi progetti.
Un drone che semina nel deserto rappresenta una nuova forma di cooperazione tra tecnologia e natura, una visione in cui la scienza non distrugge, ma aiuta a ricostruire.

La rigenerazione dei deserti non è più un sogno remoto. È una realtà in costruzione, fatta di algoritmi, semi e pazienza.
E se oggi queste iniziative riescono a far germogliare anche solo una parte di ciò che promettono, allora forse abbiamo già vinto la battaglia più importante: quella contro l’idea che la tecnologia e la natura debbano essere nemiche.

Perché, a volte, bastano un drone e un pugno di semi per cambiare il destino di un paesaggio.

PENSIERO21 – VISIONI TECNICHE, IDEE, INNOVAZIONE E CULTURA PER IL FUTURO

Il futuro del costruire è intelligente

A cura di Adriano Castagnone, Presidente di ASSOBIM

Il settore delle costruzioni sta attraversando una trasformazione profonda: non si parla più solo di digitalizzazione, ma di intelligenza applicata. L’intelligenza artificiale (IA), dopo aver rivoluzionato ambiti come la manifattura e la sanità, sta trovando nel comparto edilizio un terreno fertile per ottimizzare processi, ridurre sprechi e migliorare la qualità delle opere. Dalla pianificazione alla gestione, fino agli appalti pubblici, l’IA diventa un alleato strategico per una filiera più efficiente, trasparente e sostenibile.

In linea con i principi del nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) e con le Linee guida AgID sull’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione, la normativa italiana incoraggia l’uso di soluzioni automatizzate per semplificare e velocizzare le procedure. L’articolo 30 del Codice degli Appalti, in particolare, introduce la possibilità per le stazioni appaltanti di adottare sistemi basati su AI e tecnologie di registri distribuiti per migliorare l’efficienza amministrativa, a condizione che vengano rispettati i principi di trasparenza, controllo umano e non discriminazione algoritmica. In questa cornice, l’intelligenza artificiale non sostituisce il giudizio umano ma ne potenzia le capacità, diventando uno strumento di governance intelligente.

Se il Building Information Modeling (BIM) ha rappresentato negli ultimi anni il motore della digitalizzazione del settore AEC (Architecture, Engineering & Construction), oggi la sua integrazione con l’IA apre una nuova fase evolutiva. Il BIM consente di costruire un gemello digitale dell’opera, in cui ogni elemento fisico è rappresentato da dati strutturati; l’intelligenza artificiale, integrandosi in questo ecosistema, rende questi dati “vivi”, capaci di apprendere, prevedere e ottimizzare le decisioni progettuali e operative.

Gli algoritmi di machine learning possono analizzare le informazioni generate dai modelli BIM per identificare interferenze, ottimizzare la pianificazione dei lavori, stimare con maggiore precisione i costi e i tempi di realizzazione, e simulare le prestazioni energetiche degli edifici in tempo reale. Nella fase di cantiere, l’AI può monitorare la sicurezza, prevedere ritardi, ridurre gli errori esecutivi e migliorare la manutenzione programmata.

Il dialogo tra BIM e intelligenza artificiale si traduce così in progettazione predittiva, capace di anticipare le criticità e migliorare la sostenibilità del costruito. Anche nella gestione del patrimonio esistente, la combinazione tra modelli digitali e analisi automatizzate consente di programmare interventi mirati di riqualificazione e manutenzione, ottimizzando risorse e costi.

Nonostante i progressi, una delle principali criticità del settore resta l’interoperabilità. Le piattaforme BIM, pur evolute, devono dialogare con sistemi e professionalità eterogenei. L’AI può agevolare questo processo, migliorando la gestione informativa e favorendo la convergenza tra Project Management e BIM, come previsto anche dal Codice dei Contratti Pubblici.

In Italia, la diffusione del BIM è in costante crescita, con un’adozione ormai consolidata nei grandi progetti ma ancora graduale nelle piccole e medie realtà. Per garantire un’integrazione più ampia della metodologia, è fondamentale promuovere la formazione digitale e una maggiore collaborazione tra i diversi attori della filiera: progettisti, imprese, produttori di materiali, stazioni appaltanti e gestori.

È in questa direzione di incremento della divulgazione culturale e disciplinare di settore che opera ASSOBIM quale associazione per la promozione del BIM e delle tecnologie digitali, con una serie di attività e iniziative finalizzate a favorire la crescita culturale e tecnica del settore.

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